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Le seggiovie entrarono in funzione per la prima volta nel 1952. Erano seggiovie monoposto Agudio con piloni a traliccio. Il primo tronco conduceva da Pecetto all'alpe Burky con un tragitto quasi pianeggiante (1600 metri di lunghezza per fare 250 metri di dislivello); il secondo tronco portava al Belvedere (o Wengwald), superando invece più di 300 metri in circa 800 di lunghezza.In questa prima cartolina dell'epoca si vede la seggiovia dei Burky negli anni Cinquanta, credo, considerando che il bosco era ancora costituito da abeti e larici giovanissimi.
In quest'altra cartolina c'è ancora la seggiovia dei Burky, con il bosco già più cresciutello
La stazione intermedia dei Burky aveva una funzione doppiamente strategica rispetto a quanto non ne abbia ora. Oltre a fornire buoni pendii erbosi per l'inverno (e infatti fu installata una sciovia nei pressi dell'alpeggio), da qui partiva il sentiero per il rifugio Zamboni all'alpe Pedriola, che a quei tempi passava sotto il fronte del ghiacciaio (allora molto più indietro di oggi) per risalire direttamente la valle, senza passare dal Belvedere. In questa cartolina si vede la partenza delle seggiovie a Pecetto. Deve essere un'immagine risalente sicuramente a prima degli anni Sessanta, poichè non c'è traccia della partenza della funivia dei Piani Alti a fianco.
Il secondo tronco raggiungeva il Belvedere, e permetteva di godere, d'inverno, di due piste da discesa di tutto rispetto e, d'estate, di un panorama mozzafiato sia sulla valle sia sul Monte Rosa e sul suo ghiacciaio, che proprio di fronte al Belvedere si divide in due per inglobarlo in una morsa ghiacciata.In questa foto si vede la seggiovia del Belvedere appena prima del pianoro del rifugio Cai di Saronno; sullo sfondo l'arrivo.
Ed ecco, in questa cartolina in bianco e nero, l'arrivo della seggiovia al Wengwald, la selva tra i ghiacci.
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